Tribunali piccoli da chiudere? No, riaprire gli uffici chiusi per garantire il diritto alla giustizia

18/08/2021
Iniziata la discussione sul progetto
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Edmondo Bruti Liberati, ex procuratore della repubblica di Milano e anche dell’Associazione nazionale magistrati, e Nicola Gratteri, procuratore della repubblica di Catanzaro, sono tra i più convinti assertori della teoria secondo la quale, per migliorare il pianeta giustizia e renderlo più efficiente, occorre chiudere i piccoli tribunali che risultano improduttivi, e accentrare i servizi in presidi più grandi. Addirittura, Bruti Liberati si è spinto oltre e ha sostenuto che i tagli non dovranno guardare in faccia a nessuno, neppure ai capoluoghi di provincia che pure, fino a oggi, sono blindati da interventi di chiusura grazie a una norma di legge che ne prevede la salvaguardia (Rieti ringrazia, ma guarda con sospetto ai segnali opposti), anche se i numeri dell’attività non raggiungono i parametri stabiliti.

I due magistrati, ma non solo loro, lo stanno affermando da tempo, a più riprese, nel corso dei dibattiti ai quali vengono regolarmente invitati e che si riallacciano all'annunciata revisione della geografia giudiziaria, eterna questione che sembrava risolta nel 2012 con la soppressione delle sezioni distaccate dei tribunali e la chiusura di centinaia di uffici del Giudice di pace sui quali calò la mannaia della Guardasigilli del governo Monti, Paola Severino. Adesso, si vorrebbe procedere con ulteriori chiusure, così da ridurre ulteriormente la giustizia di prossimità anche in altri territori rimasti immuni. Ma così non è, e in controtendenza si schiera il disegno di legge delega al Governo, numero 2139, per la riorganizzazione della distribuzione territoriale degli uffici giudiziari, sul quale ha iniziato a lavorare la Commissione Giustizia del Senato.

Il testo

E’ composto di un solo articolo che illustra le finalità della legge, proposta dai senatori Gaudiano, Marco Pellegrini, Romano, Trentacoste, Fenu, Di Girolamo, Mautone, Gallicchio, L’Abbate e Donno, la cui relazione introduttiva, da parte della senatrice dei 5 Stelle Grazia D’Angelo, è stata illustrata alla vigilia dell’interruzione dell’attività parlamentare e continuerà con gli approfondimenti a partire dal 7 settembre, quando sarà deciso il calendario delle audizioni. Il contenuto del documento guarda piuttosto a una riapertura di sedi rientranti nell’elenco di quelle già soppresse dai due decreti legislativi 155 e 156 del 2012.

Spiega, in sintesi, la senatrice D’Angelo: “Nell'attuazione pratica la riduzione quantitativa dei tribunali, oltre al risparmio di spesa, ha comportato anche una indubbia lesione del principio di prossimità della giustizia. Tale principio di derivazione europea richiede che l'amministrazione pubblica sia il più vicino possibile al cittadino. Trova applicazione, rispetto all'amministrazione della giustizia, nella distribuzione territoriale e proporzionale delle strutture giudiziarie, al fine di garantire il diritto di accesso alla giustizia a tutti i cittadini alle medesime condizioni. Con l'obiettivo dichiarato di rafforzare il diritto di accesso alla giustizia ridefinendo gli assetti territoriali degli uffici giudiziari, il presente disegno di legge prevede, dunque, ulteriori criteri per la preferenza nella scelta delle sedi da riattivare”. La parlamentare indica poi i criteri in base ai quali procedere, a partire dal bacino di utenza e dalle caratteristiche geomorfologiche del territorio e la sua estensione.

Le schermaglie tra schieramenti politici sono già iniziate. Qualche apertura arriva dal senatore ed ex sottosegretario alla Giustizia Caliendo (Fibp-Udc), per il quale “la creazione di maxi sedi giudiziarie ha provocato l'allungamento dei tempi del processo dovuta probabilmente allo scarso controllo sulla produttività dei magistrati presso le grandi sedi giudiziarie”, mentre il senatore Cucca (Iv-Psi), esprime perplessità sui termini della delega proposta, facendo presente come la riapertura di sedi giudiziarie ormai dismesse potrebbe comportare dei costi enormi.

Insomma, è solo l’inizio, e se la questione non potrà riguardare la soppressa sezione distaccata di Poggio Mirteto, chiusa addirittura con otto mesi di anticipo a furor di……avvocatura (!), contraria nella quasi totalità al suo mantenimento, Rieti ha invece buoni motivi per seguire l'iter della legge, non ultimo quello di evitare brutte sorprese che in politica non mancano mai, e per questo il Consiglio dell’Ordine degli avvocati è chiamato a tenere alta l'attenzione.